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  • Milletones

    Lug 6 2009, 1:33

    Last.FM Milestones:1st track (21 Jul 2007) :
    Communic - Conspiracy in Mind
    1000th track (12 Aug 2007) :
    Superjoint Ritual - Never to Sit or Stand Again
    2000th track (4 Sep 2007) :
    Sodom - M-16
    3000th track (29 Sep 2007) :
    Spiritual Beggars - Wonderful World
    4000th track (21 Oct 2007) :
    Fueled by Fire - Metal Forever
    5000th track (11 Nov 2007) :
    Mnemic - The Audio Injection
    6000th track (6 Dec 2007) :
    Judas Priest - Freewheel Burning
    7000th track (24 Jul 2008) :
    Punchbuggy - Cletus
    8000th track (30 Aug 2008) :
    Inveracity - Exposing the Semihumans
    9000th track (24 Sep 2008) :
    Left Spine Down - Flip the Switch
    10000th track (19 Oct 2008) :
    Litfiba - Maudit
    11000th track (16 Nov 2008) :
    Rancid - Olympia WA.
    12000th track (3 Dec 2008) :
    Secret Chiefs 3 - Ship of Fools (Stone of Exile)
    13000th track (13 Dec 2008) :
    Nine Inch Nails - The Hand That Feeds
    14000th track (30 Dec 2008) :
    God Is An Astronaut - Remembrance
    15000th track (12 Jan 2009) :
    Motörhead - Cat Scratch Fever
    16000th track (6 Feb 2009) :
    Nine Inch Nails - March of the Pigs
    17000th track (26 Feb 2009) :
    Motörhead - Mean Machine
    18000th track (19 Mar 2009) :
    Nine Inch Nails - The Fragile
    19000th track (4 Apr 2009) :
    Prophilax - Dora facce na sega
    20000th track (19 Apr 2009) :
    Superjoint Ritual - Personal Insult
    21000th track (12 May 2009) :
    Acid King - Busse Woods
    22000th track (5 Jun 2009) :
    Nine Inch Nails - Me, I'm Not
    23000th track (22 Jun 2009) :
    Jimi Hendrix - Wait Until Tomorrow
    Generated on Jul 06 2009
    Get yours here
  • Nine Inch Nails - With Teeth

    Apr 25 2009, 8:52

    si può dire da subito che “With Teeth” era uno dei titoli più attesi del 2004, data la curiosità di tantissima gente che si chiedeva cosa avrebbe pubblicato Reznor dopo il capolavoro e doppio album “The Fragile”, ormai del 1999.
    La prima domanda che ci si pone alla fine dell’ascolto è: ma l’attesa è stata ripagata?. Beh innanzi tutto quest’album ha diviso molto i pareri degli ascoltatori, dato che anche stavolta Trent ha cambiato stile, se “The Fragile” era l’album più complicato e difficile da assimilare dei NIN, stavolta ci troviamo di fronte all’album più diretto della carriera del musicista americano che però anche stavolta è riuscito a creare un album dal suono unico e che a mio parere non delude affatto, anzi è sorprendente come un solo musicista cambiando ad ogni album e producendone sempre di alto livello non sia ancora a corto di idee. Stavolta l’album ha forse un attitudine più rock (Infatti alla batteria troviamo Dave Ghrol, anche se solo come session-man, stiamo ancora parlando di una one-man band), come dimostrano le varie “The Hand that Feeds” e “Only” condite però da tastiere e dai “soliti” (in senso positivo) elementi elettronici che non stancano mai e come dimostra il fatto che stavolta le tracce del cd possono essere tranquillamente ascoltate separatamente perché ogni traccia è un episodio a sé.
    Sul fronte delle liriche si può dire ciò che si è detto sulla carriera, Trent non ha ancora esaurito le idee e ce lo dimostra con testi, ancora sinceri e sofferti, i quali ci parlano di un uomo che ha perso se stesso (come in “You Know what you are?”), impotente davanti allo scorrere di un esistenza sofferente e ripetitiva (”Every day is exactly the same”) che lo stritola senza che lui possa reagire, mentre viene ripreso anche il tema del “dio assente” nella bellissima “Only” (“There is no you there’s only me!”) che rappresenta forse uno dei picchi più alti dell’album .
    In conclusione possiamo finalmente affermare che Trent ci è riuscito di nuovo: ci ha regalato un altro album di altissimo livello che si fa ascoltare piacevolmente e nonostante sia più diretto riesce a non stancare mai, peccato solo per la versione “fisica” del cd, booklet quasi assente e senza testi dato l’invito da parte di Trent a scaricare album e testi da internet, non a caso,dopo aver pubblicato su uTorrent il dvd “Closure”, ha fatto si che l’album “The Slip” fosse scaricabile gratuitamente dal loro sito. Ce ne fossero di musicisti così….
    Nine Inch NailsWith Teeth
  • Nine Inch Nails - The Downward Spiral

    Apr 25 2009, 8:49

    Oggi cercherò di recensire “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails. Dico cercherò perché non è facile recensire un album di una bellezza cosi disarmante, poche volte capita di trovarsi d’avanti ad un album cosi epocale e perfetto, tanto che mi chiedo come possa mente umana (In questo caso Trent Reznor) trasportare cosi perfettamente le proprie emozioni in musica, rendendo benissimo l’idea di cosa voglia comunicare all’ascoltatore che ha capito tale capolavoro. Partiamo con un po’ di storia: Siamo nel 1994, I NIN o meglio, Trent Reznor (dato che si tratta di una one-man band)ha già alle spalle, due album, ovvero “Pretty hate machine” e l’ EP “Broken”, i 2 album in questione possono essere già considerati (A mio avviso) capolavori ma è con “Downward Spiral” che il geniale Reznor raggiunge la perfezione, seguendo un sound mai sentito prima, dimenticatevi le influenze eccessive di Depeche Mode E Ministry, questo album suona qualcosa di nuovo e unico.
    L’apertura è affidata a “Mr. Slelf Destruct”, un inno al nichilismo e all’autodistruzione più totale che riesce a trovare anche un momento di quiete, un po’ come se Trent stesse distruggendo in preda alla rabbia una stanza e per un momento si fermasse stanco, la successiva “Piggy” prosegue la suddetta quiete, con una semplice ma emozionante parte di batteria nel finale. Segue la rabbiosa e anticristiana “Heresy” che riflette sull’assenza di dio nel mondo (“God is dead”). “March of the Pigs” prosegue il discorso della prima traccia: chitarre distortissime in contrasto con linee calme di tastiera. “Closer”,presentata giustamente come singolo, invece è la traccia più fredda ed ermetica ma anche tra le più immediate, con tempi quadrati e delle bellissime parti di tastiera nel finale che fanno da tappeto per la doppietta “Ruiner” e “The Becoming”, vera e propria poesia e veri e propri manifesti di disperazione e depressione,e nel caso di “Becoming, a tratti riflessiva e a tratti molto sofferta, come la musica fa benissimo intendere. “I don’t want this” sembra proseguire il discorso dei due piccoli capolavori precedenti, ma sfocia in un ritornello rabbioso, che ben introduce la breve “Big Man with a gun”, essa sfocia il lato più perverso di Trent, che subito ricade nel naufragare della tristezza come mostra la quasi-ambient “A Warm Place”. Si ritorna in territori più rabbiosi ma anche disperati con “Earser” che inneggia al desiderio di qualcosa o qualcuno (“Need you, dream you…”). “Reptile” è un altro pezzo meditativo e sofferto, dove l’amore è inteso come una malattia, forse tra i punti più alti dell’album ma sarebbe limitativo citarne solo alcuni, l’album andrebbe ascoltato per intero. Fa quasi da intermezzo la titletrack che riprende l’ ermetismo di “Closer ”Ed ecco che a chiudere l’album arriva una canzone che manifesta un senso di arresa, quasi stesse a significare un suicidio dopo tutta la sofferenza passata nei precedenti brani, il brano in questione è la ballata “Hurt”, che finisce con una chitarra distorta e oscura che quasi copre la voce come a decretare la fine di tutto, e non ci sarebbe stato modo migliore per chiudere l’album.
    In conclusione si può dire che “The Downard Spiral” è il riuscitissimo diario emotivo della guerra interiore di Trent Reznor che affronta i suoi stati d’animo e i suoi spettri ed uno di quegli album che ti capitano poche volte e che proprio per questo potrebbe richiedere tempo nell’essere capito, ma se lo si capisce può regalare emozioni uniche. Consiglio anche la più recente edizione Deluxe contenente la favolosa “Burn” e qualche altro inedito.
    Nine Inch NailsThe Downward Spiral