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Lug 31 2010, 21:24
"a chi è andato a vivere a londra (...) Le paure non han fissa dimora... le vostre svolte son sogni di gloria"
a volte per rompere l'incantesimo basta una frase...
una frase improvvisata, volutamente ambigua, piazzata a caso, senza troppe pretese, buona per la rima più che altro ...
ma la cialtroneria ermetica dei nostri attuali cantaurtori italici alla lunga stanca, laddove manca il concetto da esprimere si opta per la vaghezza, o per l'insulto, vero ed unico leitmotiv del pezzo degli Zen, che propone un'amara invettiva nei confronti dei detrattori non meglio precisati del gruppo. sono dell'idea che nell'ambito musicale, e specie in un certo tipo di musica che si vuole di denuncia, le parole siano veicoli di idee quantomeno chiare e che in tal senso vadano soppesate ...
quel "chi" qualunquista e superficiale, alla ricerca del TIPO piuttosto che della persona...
sarebbe il protogruppo degli "emigrati" ad avere paura ? la poliedrica massa di individui chiaramente colpevoli di non essere musicisti e di non campare di sola musica ?
e gli zen circus invece cosa fanno, le rockstar ribelli che rilasciano interviste ad ondarock ? e cosa propongono per cambiare ? un mediasettiano vaffanculo ?...
un gruppo simpatico, ma privo di spessore ideologico e di qualsiasi prospettiva socioculturale di riferimento. al metà tra il freak e l'anarco punk, optano per lo sfogo ribelle di gucciniana memoria (l'avvelenata) ma senza concedersi il beneficio del dubbio. E' una condanna senza travaglio, un distruggere senza costruire, un fingersi adolescenti solo per titolare un ablum con una paroaccia. (e risultare appetitibili quindi a tutti, anarco, punx, fricchettoni, veline e il resto dei sottogeneri puberali).
senza scomodare il cantautorato di professione, i sempre italici-combat folk-denuncia MCR sono su un altro pianeta, sia come consistenza ideologica, sia come sentimento, sia come musica (sebbene questi ultimi due dischi degli zen erano arrangiati decentemente).
insomma, l'italietta buona e incazzata, ma pur sempre l'italietta...
a volte per rompere l'incantesimo basta una frase...
una frase improvvisata, volutamente ambigua, piazzata a caso, senza troppe pretese, buona per la rima più che altro ...
ma la cialtroneria ermetica dei nostri attuali cantaurtori italici alla lunga stanca, laddove manca il concetto da esprimere si opta per la vaghezza, o per l'insulto, vero ed unico leitmotiv del pezzo degli Zen, che propone un'amara invettiva nei confronti dei detrattori non meglio precisati del gruppo. sono dell'idea che nell'ambito musicale, e specie in un certo tipo di musica che si vuole di denuncia, le parole siano veicoli di idee quantomeno chiare e che in tal senso vadano soppesate ...
quel "chi" qualunquista e superficiale, alla ricerca del TIPO piuttosto che della persona...
sarebbe il protogruppo degli "emigrati" ad avere paura ? la poliedrica massa di individui chiaramente colpevoli di non essere musicisti e di non campare di sola musica ?
e gli zen circus invece cosa fanno, le rockstar ribelli che rilasciano interviste ad ondarock ? e cosa propongono per cambiare ? un mediasettiano vaffanculo ?...
un gruppo simpatico, ma privo di spessore ideologico e di qualsiasi prospettiva socioculturale di riferimento. al metà tra il freak e l'anarco punk, optano per lo sfogo ribelle di gucciniana memoria (l'avvelenata) ma senza concedersi il beneficio del dubbio. E' una condanna senza travaglio, un distruggere senza costruire, un fingersi adolescenti solo per titolare un ablum con una paroaccia. (e risultare appetitibili quindi a tutti, anarco, punx, fricchettoni, veline e il resto dei sottogeneri puberali).
senza scomodare il cantautorato di professione, i sempre italici-combat folk-denuncia MCR sono su un altro pianeta, sia come consistenza ideologica, sia come sentimento, sia come musica (sebbene questi ultimi due dischi degli zen erano arrangiati decentemente).
insomma, l'italietta buona e incazzata, ma pur sempre l'italietta...
ellof