Morning Prayer

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Feb 24 2009, 16:02



Valerio Cosi - Collected Works

(Porter Records, 2008)


I Wanna Be Free
Making Love In Lhasa
Silver Stars And Golden Moon
Harmonia Raag
Hoboland
Ngoko
Lovely Blue Cream
Interstellar Trane
Mozambico
Love Is Everywhere


A questo punto è inevitabile che mi procuri anche Heavy Electronic Pacific Rock (2008). Vabbè, ma riprendiamo dal comincio. O inizio.

Questo tizio qua dal nome buffo, Valerio Cosi, è un musicista poco più che ventenne, amante di un certo modo di intendere ed interpretare il jazz (siamo più o meno dalle parti del Faraone Sanders, dei coniugi Coltrane più free e di un particolare sentire cosmico SunRaiano).

Collected Works è una raccolta dei lavori solisti del sassofonista, risalenti al periodo 2005-2008, licenziata dalla sua nuova etichetta, la americana e prestigiosa Porter Records (un nome, una garanzia),

Non è proprio un viaggio in uno spazio interstellare, piuttosto una dolcezza alla Thembi immersa in condimenti ritmici e rumoristici che vanno a lambire anche territori krauti/electro.

I Wanna Be Free è una specie di assalto avant-garde jazz in cui tamburi e percussioni riecheggiano sin dai primi istanti, con il sax tenore di Valerio Cosi a definire magnifiche traiettorie...free, appunto. L'impressione di stare in un monastero tibetano invasato di krautrock viene metaforicamente confermata dal pezzo successivo, Making Love In Lhasa, in cui l'immaginario orientale/himalaiano non è soltanto questione di titoli, per quanto fascinosi siano.

Dall'Asia ci si sposta piano piano in direzione ovest, e per la precisione verso il continente africano. Silver Stars And Golden Moon sa di Egitto, di deserto, ed ha una coda ambient con rombo di motore di aereo che fa tanto Music For Airports...

Harmonia Raag prevede un nuovo viaggio verso oriente (?). Appare persino un sitar, mentre il sax dipinge scenari fuori dagli schemi ma non troppo, paesaggi che sono infatti collocati all'interno di cornici fatte di synth e drum-machine, che arrivano ad occupare il proscenio nel finale rumoristico, così come accade nella seguente Hoboland.

La piacevole Lovely Blue Cream, forse il brano più tradizionalmente jazz, è preceduta da O Ngoko, intermezzo in cui compare la voce, ad intonare una sorta di mantra.

Interstellar Trane non ha bisogno di grandi commenti, ché già dal titolo rende esplicito l'omaggio a John Coltrane e al suo spazio interstellare, caotico e catartico. Il rischio di perdersi nelle dilatazioni cosmiche di questa musica splendida è forte, ma ci pensano le percussioni tribali di Mozambico a riportarci con i piedi saldamente a terra, e per la precisione in mezzo al viavai caotico e multiforme di un mercato africano.

Il sigillo conclusivo è affidato all'incanto sandersiano di Love Is Everywhere, tutta sax carezzevole e scampanellii, quasi un outtake da Thembi, o da Karma, se preferite.

Un consiglio: provate ad ascoltare questo materiale come se si trattasse di un disco rock, ovvero a volume smodato. Viene giù la casa che è un piacere.

Cavolo, Valerio. Rimango in fiduciosa attesa.
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