Mer 16 Mag – The BooksExpectation leads to disappointmentUna frase che da sola descrive magnificamente il concerto, almeno per come lo ho vissuto io.
Complice anche una giornata faticosa, qualche imprevisto
e le solite varie ed eventuali mi sono seduto nel mio
bel posto al teatro palladium con un accenno di mal di testa e tanta voglia di rilassarmi.
Non conosco i .
The Books, ne ho sentita una canzone passatami dal buon Torahz, sempre prodigo nel farmi esplorare musica che sta al di là del mio naso, e ho visto un video di una loro performance mentre eseguivano
Smells Like Content.Mi sono sembrati validi, e ho ritenuto che andare ad un concerto fosse il modo piu' giusto per poterli valutare, anche a causa del fatto che le proiezioni video che fanno parte integrante dei loro show mi attiravano non poco.
Il concerto inizia con trenta minuti di ritardo, pessimo biglietto da visita: l'expectation sale ancora.
Le luci si spengono al Palladium, il duo entra in scena e comincia a suonare.
La prima canzone mi fa sperare che il concerto sia qualcosa di memorabile, con le lettere sul video che si muovono a ritmo.
Poi capisco che il video è pre-renderizzato, e non sono le lettere sul video che si muovono seguendo il ritmo: è il duo che suona a tempo con il video.
Cocente delusione, quello che ho ritenuto un sapiente utilizzo delle tecnologie, e che avrebbe permesso alla performance live di essere ritenuta veramente unica, si è rivelata la proiezione di un filmato che si può tranquillamente acquistare.
Reggo le prime due canzoni, poi l'insofferenza diventa troppa.
I suoni elettronici e i filmati retrò si sposano praticamente come il cacio sul tiramisu', se cercavano la dissonanza l'hanno sicuramente trovata in pieno giocando sui due sensi, e di questo do loro merito.
Peccato che il mal di testa cresceva a dismisura.
Il vero problema è che il clima del pubblico del Teatro Palladium è quanto meno freddino. Gli applausi via via che passano i pezzi diventano più di cortesia che di vero piacere, omettendo ovviamente quel paio di
dozzine di fan sfegatati del gruppo (grupie?) che si sono sempre adoperati in battiti di mani concitati e fischi di apprezzamento che trapanavano i timpani del poveraccio che gli stava davanti (sempre io, il malditesta ringrazia, e anche la ditta che produce il moment).
Ho quindi cominciato a chiedermi se quelli presenti al Palladium in quel momento fossero tutti come me, e cioè ci fossero venuti chì per caso, chi per noia, chi perché fa tanto alternative ascoltare la
Folktronica (quanto fanno c00l queste etichette).
L'applauso piu' grande fino ai 3/4 concerto è stato quando il violoncellista Paul de Jong ha fatto una specie di discorso nonsense in italiano. Non commento il fatto in sé, ma era evidente che la maggior parte del pubblico avrebbe visto piu' volentieri un cabaret
ieri sera.
Il momento di picco negativo arriva quando il violoncellista dichiara che il suo strumento è scordato, e quindi sarebbe dovuto andare a riaccordarlo dietro le quinte, accompagnato dal chitarrista Nick.
Mettono in play una loro produzione audio-video, Tokyo e si allontanano.
Ora che non suonano posso concentrarmi sullo schermo totalmente.
Il video è quanto di più stereotipato possano dire su Tokyo, qualsiasi cosa abbiate visto in cartoni animati giapponesi (a parte Gundam, Goldrake, Mazinga Z, unità Eva 001) viene riproposta fedelmente, con i bambini che fanno ginnastica in piazza, che fanno le esercitazioni antiterremoto, con i ciliegi in fiore. Riscontro tra l'altro che alcuni spezzoni video vengono spesso riutilizzati in altri pezzi.
Tutto si fa sconfortante, l'insofferenza comincia a salire alle stelle, non vedo l'ora che finisca.
I tizi ritornano sul palco, ancora devo capire se hanno fatto questa manovra per farmi vedere quel video, o gli si era scordato veramente il violoncello elettrico (ma non ne avrà uno di riserva?), in ogni caso butta una cifra male.
E invece ...
E invece riescono a stupirmi,
nell'ultimo quarto di concerto, partendo con Smells Like Content, e continuando con Take Time, i The Books mi mettono l'amara pulce nell'orecchio che forse sono io ad non essere abbasta "PRO" per ascoltarli, visto che oggettivamente hanno dimostrato di saperci fare.
La sala se ne accorge, gli applausi salgono, la gente è felice.
Finiscono il concerto, se ne vanno, 13 secondi di applausi (worse record ever) e rientrano per
il bis: di sicuro non è stata la loro serata, e neanche quella del pubblico.
Peccato per la prima ora di concerto, il resto è stato godibile.