Mnemophobica_

Federica., 20, Femmina, ItaliaUltimo accesso: Settembre 2014

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Descrizione

Federica.
Otto lettere contratte in un solo monosillabo.

Fè. Sep, 27th 1994.
Un puzzle scomposto vivente.

Piccola, fragile, nostalgica, nata da appalti e subappalti sulle sue lune storte, contraddittoria, cinica mancata, acida con valori di ph a volte tendenti al neutro, testarda, invisibile, affascinata dalla cultura, paranoica, infantile al 60%, asociale e, a volte, profondamente dedita alla misantropia.

Emotivamente instabile, viziata ed insensibile. Taciturna, lunatica, dannatamente sarcastica, alternativamente diversa, freddolosa e accoccolata al suo amore per l’Inverno. Mancante di un terzo occhio messo ben a fuoco sulla fotografia, usa gli unici due concessi da qualche divinità inesistente per perdere diottrie cercando l’anima dei tanti libri che legge.

Persa involontariamente nell’elastico dei sentimenti altrui e volontariamente in quello musicale di chi non è riuscito a bissare Microchip Emozionale, di chi la vede arrugginire le guance mentre piange e di chi conta con lei le cose che non sono andate come voleva, temendo sempre e solo di apparire peggiore di ciò che sa realmente di essere. Potesse trattenere il fiato prima di pensare. Avesse le parole, quelle grandi, per poter circondare gli altri di quello che di lei bellezza in fondo poi non è.

Anomala. Dopotutto, Si nutre di cose che fanno male e ama quando è l’ora di odiare.

« Mi devo rassegnare all’idea nuda e cruda che, pur con tutto l’entusiasmo possibile, pur con la convinzione che il carattere sia il destino, niente è reale, passato o futuro, quando sei sola in camera tua, sola con il ticchettio dell’orologio che rimbomba nello scintillio falsamente allegro della luce elettrica. E se non hai né passato né futuro, che a ben vedere costituiscono il presente, allora puoi benissimo sbarazzarti del guscio vuoto del presente e suicidarti. Ma la fredda, razionale materia grigia che ho nel cranio e che ripete a pappagallo ‘penso, dunque sono’ mi sussurra che ci sono sempre un’alternativa, un miglioramento, una nuova svolta. Così aspetto. »
Sylvia Plath.

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