Nonostante sia sulla scena musicale maliana da appena tre anni, Vieux Farka Toure, figlio primogenito del leone del deserto Ali Farka Toure, è già un artista maturo e affermato, con alle spalle un disco di successo, la partecipazione ai festival di Assakane e di Segou e lunghe tournée internazionali.

E’ noto che Vieux Farka non era destinato alla carriera di musicista. Il vecchio padre voleva per lui un futuro nell’esercito, ma la passione di Vieux lo spinse a “ribellarsi” al volere paterno per iscriversi all’Istituto Nazionale delle Arti di Bamako. In seguito il virtuoso della kora Toumani Diabate si accorse del suo talento, intercesse presso il padre il quale si convinse a lasciarlo fare.

La sua musica racconta quella storia. Il rispetto per la tradizione Songhai – il gruppo etnico di cui fa parte – e dell’eredità paterna che si spinse sulle tracce del blues del profondo sud degli States, è bilanciato dalla ricerca di nuove soluzioni che si riflettono soprattutto negli arrangiamenti dei suoi brani in cui, anche grazie all’introduzione di strumenti occidentali, vengono prodotte assonanze con il rock, il funky e il reggae.


Fondo, il secondo album di Vieux Farka Toure prodotto dalla californiana Six Degrees Records, conferma la strada scelta e rappresenta il seguito naturale del disco di debutto. Indiscussa protagonista è la chitarra del giovane autore, meno essenziale e solenne rispetto allo stile di Alì, ma in compenso anche meno ossessiva e più articolata, pur rispettando le armonie della tradizione songhai. Alla chitarra Vieux Farka dimostra grande agilità, competenza e fantasia, mentre la sensazione che manchi un velo di carisma è il tributo che egli paga all’inevitabile confronto con il padre.

L’innovazione nel groove viene dalla batteria di Tim Keiper – già con i Beat the Donkey di Cyro Baptista – e dal basso di Yossi Fine, che ha lavorato con David Bowie e Lou Reed, e che in Fondo collabora anche agli arrangiamenti. Forse è una scelta in nome della “modernità”, ma confesso un briciolo di rimpianto per la magia della calabash del vecchio Alou Coulibaly. A sostenere Vieux Farka troviamo anche tre brani sorretti dalla voce di Afel Bocoun, Ai Haira, Walé e Mali, e un duetto di chitarra e kora con Toumani Diabate, intitolato più che appropriatamente Paradise.

Vieux Farka Touré è figlio di nobile stirpe e artista quanto mai coraggioso, ma per apprezzare davvero questo Fondo bisogna resistere alla tentazione di ricercare il padre nella musica del figlio. Già, Alì era presente nell’album di debutto del giovane Vieux, dove quella ricerca veniva appagata. Ma qui non accade. Ora, nonostante abbia accanto Afel e Toumani, Vieux Farka è davvero solo. Ha imboccato la sua strada, e noi lo accompagneremo mentre la percorre.

Per favore non fraintendetemi, Fondo è davvero un bel disco. Ma allo stesso tempo non si può parlare di rivoluzione soltanto per un basso e una batteria. Il Mali è una terra arida ma incredibilmente fertile per la musica e la cultura, e quanto c’è di bello ed emozionante nell’album del giovane figlio del leone del deserto viene da quella sabbia e da quella polvere. Ali Farka diceva, forse provocatoriamente, che il blues erano rami e foglie di un albero il cui tronco e le cui radici erano in Africa. E’ una lettura che si può applicare anche alla musica di Vieux Farka Toure: un’anima songhai vestita episodicamente di reggae e di rock, ma per vedere come si evolverà e cosa diventerà occorre aspettare ancora.

Autore modifica: dainamaita1 (data: Set 16 2012, 9:46)

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