Biografia

“Cosa può significare il dolore per Victor von Doom? Mai sguardo mortale si poserà sul mio orribile volto! Da questo momento in poi non c’è più nessun Victor von Doom! Egli è scomparso assieme al suo volto…ma al suo posto ci sarà un altro…più saggio, più forte!
Più brillante e potente che mai!”

E’ la voce di Victor Von Doom, il terribile Dottor Destino della saga a fumetti dei Fantastici Quattro, ma è anche lo spirito con cui un altro Doom, Metal Finger (abbreviato in MF) riappare nella scena musicale underground della New York di fine anni 90. Riappare sì, perché per Zev Love X, (sui documenti Daniel Dumile - Londra, 1971), il debutto nel panorama musicale c’era già stato una decina di anni prima, quando, assieme a suo fratello DJ Subroc, aveva formato il gruppo KMD (che stava per “Kausing Much Damage”, o anche “A Positive Kause in a Much Damaged Society”).
I due fratelli avevano esordito con la traccia “The gas face”, seguita, nel 1991, dalla pubblicazione dell’album “MR.HOOD”, che aveva saputo diventare un piccolo classico underground, grazie a singoli quali “Peachfuzz” e “Who, Me?”

Eppure, quello stesso dolore privo di significato per il Dottor Destino, riuscì ad allontanare il giovane Zev Love dalla scena musicale per cinque lunghi anni, a seguito del tragico incidente nel quale il fratello Subroc perse la vita investito da un pirata della strada, proprio mentre si preparava l’uscita di “BLACK BASTARDS”, il secondo album dei KMD.

Sono cinque anni di silenzio, riflessione e ricostruzione, che portano Dumile all’elaborazione di un nuovo sé personale e musicale, un personaggio oscuro e inquietante quest’ultimo, che si presenta in pubblico solo con il volto coperto (agli inizi una semplice calza di nylon, oggi la riproduzione fedele della maschera indossata da Massimo Decimo Meridio nel film: “Il Gladiatore”).
Un Doom che ha volto e mani metalliche, assetato di vendetta nei confronti di un’industria discografica che a suo giudizio lo aveva plagiato per poi lasciarlo solo con le proprie ferite.

Grazie alla Fondle ‘Em, la label indipendente di Bob Gracia, MF Doom può far esplodere il proprio io in “OPERATION: DOOMSDAY” , del 1998.
Più saggio, più forte, più brillante e potente che mai.
L’Album è un colpo secco di stiletto contro le Major discografiche e le loro lucrose e qualitativamente appannate operazioni commerciali. E’ un suono evidentemente più adulto rispetto alle tracce dei KMD, che miscela soul/funk anni 80 a campioni tratti da situazioni varie che spesso attingono al mondo dei comics. Un concentrato ambiguo di sonorità diverse, che sa essere fresco quanto elaborato, rilassante quanto aggressivo e sicuramente - questo è l’aspetto eccezionale - nuovo e originale rispetto all’hip hop commerciale (una per tutte: “Tick Tick”, realizzata in collaborazione con l’amico MF Grimm, traccia da mal di mare, in cui il flow accelera e rallenta in continuazione).
A tenere in piedi il tutto è un Doom che ama presentarsi come il Super-villain (it’s a word? No, a name! MF, the super villain! in “Doomsday”). Villain come i nemici dei Fantastici 4, antieroi percepiti come malvagi ma dotati di una psicologia molto complessa, in cui spesso convivono anime opposte (“Definition super-villain: a killer who love children (…) One who is well-skilled in destruction, as well as building” - sempre in “Doomsday”).

Passano due anni e il lavoro del Doom non si arresta; il supervillano inizia la pubblicazione di una serie di album strumentali che intitola “SPECIAL HERBS” (nel 2006 è uscita una raccolta dei primi nove), e nel 2000 pubblica un secondo lavoro in collaborazione con MF Grimm, dal titolo “MF EP”.

Ma il successo vero arriva nel 2004, con l’uscita dell’album di un interessantissimo duo MF Doom/ Madlib, fusi (nei molteplici significati del termine) per l’occasione nel progetto Madvillain.
Il disco si chiama semplicemente “MADVILLAINY”, alla maniera di Madlib e del Villain (e questo la dice tutta, data la perfetta sintesi fra gli stili dei due), ed è pubblicato dalla Stones Throw di Peanut Butter Wolf, la stessa label che da voce a Madlib, Quasimoto, J Dilla, Breakestra…

Nello stesso 2004, MF Doom pubblica “MM.FOOD”, mentre sotto lo pseudonimo di Viktor Vaughn escono altri due album, “VAUDEVILLE VILLAIN” e “VENOMOUS VILLAIN” (conosciuto anche come VV2). Un altro soprannome che MF DOOM utilizza nel corso degli anni è quello di King Geedorah, il cui nome deriva direttamente da “King Ghidorah”, un mostro alieno a tre teste che compare nei film di Godzilla. Nei panni di questa figura aliena, Dumile ha realizzato l’album “TAKE ME TO YOUR LEADER” (2003), occupandosi prevalentemente della produzioni musicali e comparendo in veste di MC solo in alcune tracce.
Se poi vogliamo parlare di featuring, provate a riascoltare “November has come”, in Demon Days, dei Gorillaz, e scoprite chi è che attacca il pezzo con “Slow down…” .

Per quanto ancora artista undeground, MF Doom compie un grande passo verso il mainstream nel 2005, con la registrazione di “THE MOUSE AND THE MASK”, ispirato dalla programmazione del canale televisivo Adult Swim, sul quale ricevette una notevole pubblicità e realizzato in collaborazione con il produttore Danger Mouse, sotto il nome collettivo di Danger Doom.
…E poi?

E poi è ora.
Il 24 Marzo 2009 è uscito infatti “Born Like This” , che in 5 giorni ha venduto 10.900 copie e che, a detta dello stesso Doom “racchiude e supera tutti i suoi lavori precedenti”.
Ed è vero che ce n’è, per gli amanti del genere, sia di collaborazioni ghiotte ( Posdnous dei De La Soul, un remix di Thom Yorke dei Radiohead su “Gazzillion Ear”, vari beat del defunto collega J Dilla, un campionamento di Bukowski che legge “noi, dinosauri”, tratto dal film che si chiama, guarda un po’ ” Born Into This”) che di pezzi in tipico stile “villain” (that’s that su tutte).
Sempre concentrato più sulla forma della proprie liriche che su quella del personaggio/star, Doom punta più sull’aspetto sonoro che su quello visivo, come afferma in una recente intervista a Rolling Stones: “Quando verrete ad un mio show, venite aspettandovi di ascoltare della musica, non di vedere qualcuno. Non sapete mai chi potreste vedere in quel momento. Non c’entra niente con l’esperienza visiva. Usate l’immaginazione e pensate. La prossima volta potrei chiedervi di chiudere gli occhi, usare quelli dell’immaginazione. E’ meglio di un videofilmato fatto col cellulare, sapete?”
Insomma, l’hip hop di questo genere può piacere o no, ma di sicuro esprime il gusto per un suono in continua evoluzione che ha sempre qualcosa da aggiungere.
And That’s That.

Autore modifica: luvinia (data: Mag 3 2009, 3:09)

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