Biografia

Gli inizi (1999):

Ci sono gruppi e gruppi. Alcuni rompono e/o vengono rotti dalle barriere del successo. Altri le domano come i Kings Of Leon. Originari del Tennessee, i K.O.L. sono un gruppo rock, formatosi nel 1999 e composto dai fratelli Anthony Caleb Followill - voce e chitarra ritmica- , Ivan Nathan Followill - batteria e percussioni -, Michael Jared Followill - basso -, e dal cugino Cameron Matthew Followill - chitarra solista. I tre fratelli cresciuti dalla madre Betty e dal padre Ivan, un predicatore della chiesa Pentecostale, si ritrovano spesso a viaggiare da una parte all’altra degli States. Proprio per questi continui e lunghi spostamenti i tre nacquero in città differenti: Caleb e Jared sono nativi di Mt. Juliet mentre Nathan è nato ad Oklahoma City come il cugino Matthew. Negli itinerari la famiglia sosta quindi in diverse città americane dove i tre fratelli studiano e suonano durante le preghiere domenicali, venendo occasionalmente ingaggiati per riprodurre nelle parrocchie brani religiosi: è così che i fratelli Followill si appassionarono ed ebbero i primi approcci alla musica. Col tempo la relazioni fra i loro genitori andò scemando e continuarono la loro vita a Nashville nell’amato Teennessee. Proprio lì abbracciano la filosofia di vita del rock’n’roll prima tanto disprezzata e tenuta lontano. In cerca di un bassista strappando loro fratello minore Jared alla vita di matricola liceale. Gli comprarono un basso elettrico, e lo portarono a suonare - sotto l’aiuto di Caleb - nello scantinato della loro casa dove iniziano a suonare e fumare erba come dichiarato da Nathan Followill in un intervista per Billboard. Proprio lì, in quello scantinato, si rafforzano e loro origini musicali e creano brani con influenze rintracciabili in generi che spaziano nel blues e nel southern rock il tutto infarinato di influenze revival-garage. Proprio queste prime creazioni come “Molly’s Chambers” e “Wicker Chair”, furono prese in mano dalla RCA Records che fece firmare ai soli Nathan e Caleb - che subito dopo coinvolsero loro fratello minore e cugino - il loro primo contratto discografico sotto l’ala protettrice del produttore italo-americano Angelo Petraglia, il quale suggerì ai due fratelli il nome di “Kings Of Zeon” per ricalcare le loro radici religiose ma lo stesso Caleb ribattè con “Kings Of Leon” in onore del nonno Leon ai quali i quattro nipoti erano molto legati: la storia ha inizio.

Youth and Young Manhood (2003):

Si sentiva nell’aria che ci sarebbe stato un grosso passo in avanti, infatti con la firma del contratto i quattro si misero all’opera per completare il loro primo lavoro sotto forma di EP che venne pubblicato il 18 Febbraio 2003. Con la notorietà e l’approvazione della critica - 4 stelle su 5 conferite dal magazine Rolling Stone - la band americana si rimise agli strumenti per pubblicare nel giro di cinque mesi il loro primo album con l’aiuto del presente Angelo Petraglia che unito a Ethan Johns fecero dividere la band fra i Sound Studio di L.A. e gli Shangri-La Studios di Malibù in California: stato americano sempre nel cuore del gruppo. Con 46 minuti spalmati in 11 tracce di cui cinque tratte dall’EP - come le già citate “Molly’s Chambers” e “Wicker Chair” - unite a canzoni quali l’energica “Red Morning Light”, la sudista ” Spiral Staircase” che chiude in un groove a spirale appunto o “Holly Roller Novocaine” che ricalca le esperienze della band con la sostanza di stampo medico la Novocaina, riesce a convincere al primo ascolto. “Youth and Young Manhood” fù pubblicato a conclusione delle registrazioni nei mercati britannici in Luglio e un mese più tardi negli U.S.A… La copertina presenta un disegno nero su bianco che ripercorre la grafica dell’album “Forever Changes” dei Love. Altri brani fondamentali dell’album sono sicuramente “California Waiting” e la paglia e fieno “Trani” che rimarrà uno dei pezzi comunque più intensi. Nell’insieme il lavoro, o verrebbe da dire capolavoro, si domostra solido con un sound southern che ha delineato il profilo della band nel corso del tempo e lo delinea tuttora. Nonostante le ottime recensioni sull’E.P. il disco, inizialmente, non raggiunse un ottimo riscosso di pubblico e critica negli States. In Albione invece fù arricchito, oltre che dal successo di vendite, anche dalle ottime recensioni dove fù definito “uno dei migliori album di debutto degli ultimi 10 anni”. Un bel risultato che portò i quattro cowboy dalle barbe e dai baffi lunghi ad accompagnare gruppi del calibro di Strokes e U2 nelle loro tournee come gruppo-spalla.

Aha Shake Heartbreak (2005):

A differenza delle numerosissime band emerse in quel periodo, i Kings Of Leon non perdono tempo a crogiolarsi sugli allori. Infatti sulla cresta dell’onda, si rimettono a suonare e creare in studio dove, sempre sotto la supervisione di Petraglia e della RCA Records, pubblicano il loro secondo lavoro con il titolo di “Aha Shake Heartbreak” con 37 minuti divisi in 12 traccie. L’interno della confezione del compact-disc presenta sotto lo spazio per il cd, una stupenda foto dei quattro rocker versione bambini in espressioni più che sorridenti. La copertina è in due versioni differenti per i mercati europei e pacifici. In entrambi i casi si sussurra che il fiore sia in realtà una vagina. Ma veniamo ai brani. Pezzi come “King Of Rodeo” e “Four Kicks” raggiungono subito l’attenzione di chi ascolta. “The Bucket” è dedicata al fratello minore Jared. Ma la traccia bomba dell’album è “Taper Jean Girl” dove le chitarre intervallate dalla sempre miglior voce di Caleb danno un tonno rock d’altri tempi. “Soft” è un brano morbido appunto, che si apre nel ritornello in un accattivante scala dell’ormai confermate, influenze blues e southern rock. “Milk” il quale titolo non si riferisce a secrezioni bovine ma a secrezioni sessuali è incentrata sul ricordo del sesso perduto e fà emozionare; la voce di Caleb si dimostra più lunga e meno strappata come si vedrà in futuro. “Razz” ha dalla sua una ritmica basso/batteria formidabile che si incastra alla perfezione nella struttura del brano. “Day Old Blues” rimane uno dei pezzi più emozionanti e introversi, acustici, della band, con la quale si piange in soli tre accordi di chitarra. Tornando a “Tapen Jean Girl” fù utlizzata nel 2007 nei film “Disturbia” e nel 2008 in “Cloverfield”. Oltre a questo successo pubblicitario, i risultati arrivano anche sul fronte del pubblico e della critica i quattro raggiungono anche l’approvazione e il consenso di artisti da loro sempre ascoltati e ammirati come Elvis Costello e Bob Dylan. Quest’ultimo fù accompagnato nel suo ritorno nella tournee dai Followill che diedero supporto anche ai Pear Jam nel 2005 e nel 2006.

Because Of The Times (2006):

Nel Marzo 2006 i Kings Of Leon forti ancora una volta del loro successo si rinchiudono in studio con gli ormai eterni Petraglia e John per “far ascoltare al mondo un pugno di canzoni” come dichiarato da Matthew Followill. A dispetto della battuta del cugino di famiglia, “Because Of The Times ” venne pubblicato il 2 Aprile 2007 in UK e il giorno dopo negli States con risultati a dir poco lodevoli e con tracce che vanno aldilà di un pugno di canzoni. Il titolo dell’album fà riferimento alle riunioni di chiesa Pentecostale alle quali i fratelli Followill parteciparono nel periodo di incisione come fanno da sempre nella loro vita. Il nuovo lavoro del gruppo del Tennessee presenta un nuovo sound, molto più qualitativo e perfomante, dove sono messi in secondo piano - ma non troppo - gli sporchi e sfrontati suoni del southern rock, per abbracciare sonorità più precise e raffinate, tendenti a influenze anni ‘80, in cui rientrano numerosi principi di background non creati al computer: particolarità distintiva nel futuro della band. Singoli come “Charmer” - che staglia la voce di Caleb in urli inumani e in un bridge molto alternative rock - e “Fans” - con suoni southern - hanno notevole successo in Europa. Ma i piatti forti sono rappresentati dalla traccia d’apertura, “Knocked Up”, dove si comincia ad intravedere qualche suono familiare col futuro sound della band e dove gli stacchi fra una parte e l’altra della canzone, sono qualcosa di a dir poco eccezionale. L’ennesima traccia spettacolare è la “Franz Ferdiniana” “My Party” forte di ritmiche incrociate a chitarre ritmate con cori creati principalmente provenienti da Caleb e Nathan. “On Call” si presenta come un brano struggente che và ad arricchirsi di un basso martellante che aprirsi ad una chitarra singhiozzata. Altra canzone con una batteria serpeggiante è “McFearless” dove la band si distingue in una ritmica si movimentata ma pur sempre melodica e con un ritornello da urlo di sfogo sulla costiera verso il tramonto a voler dire che comunque la tua vita è la tua. L’esplosione però di questo urlo sul mare viene con la sporca “Black Thumbnail”, la chitarra di Caleb apre al noise di basso e alla precisa batteria di Nathan per andare ad aprirsi, su supporto chitarristico di Matthew, ad un ritornello che definire da “pogare” è dir poco riduttivo. “True Love Way” altro pezzo sentimentale fà viaggiare nei meandri dei propri ricordi, e “Ragoo” ricorda un ritmo raggae-rock inaspettatamente suggestivo applicato ai Kings Of Leon. Dopo queste forti emozioni è il momento di rilassarsi al sole con “The Runner” e “Trunk” che precipita tra i suoi cori chi ascolto in dolci passeggiate notturne. “Camaro” possiede invece quel vecchio sound del sud tipico dei primi album e il titolo rifatto al modello Chevrolet esprime una potenza suggestiva. Si finisce sognando una strada desertica americana con “Arizona” e credetemi si finisce emozionandosi. La critica, anche questa volta e per loro fortuna - meritata -, fù più che positiva del nuovo lavoro. Il magazine britannico NME dichiarò ” […] consacra i Kings of Leon come una delle migliori band americane dei nostri tempi.”. La copertina presenta una lampadina colpita a gran velocita e distrutta, quasi a voler dire di aver rotto le idee del loro vecchio sound in modo veloce con nuovi ingredienti anche completamente diversi. Con 55 minuti di nuovo rock i Kings Of Lion piazzano il cd al primo posto nelle classifiche di vari paesi Europei, vendendo 1 milione di copie di cui 400’000 solo in Gran Bretagna. Una bella e pesante soddisfazione per quattro ragazzi partiti da fumosi scantinati di case di campagne e che si spostavano a bordo di una Oldsmobile viola insieme ai genitori.

Only By The Night (2008):

Quando si comprano solo album che hanno storia si prova l’emozione di raggiungere l’apoteosi musicale con tutte le tracce. E’ il caso di “Only By The Night”, quarto album dei Kings Of Leon che venne pubblicato il 19 Settembre 2008 dopo mesi di lavoro in studio. La copertina presenta una grafica di figure rosse sempre su sfondo bianco. Con 42 minuti dell’ormai distintivo rock dei Kings Of Lion il cd è l’ennesimo capolavoro, suggestivo in ogni accordo e ritmo. Spalmato su 11 tracce il sound è ulteriolmente migliorato dai volumi di background; la voce calebiana stupendamente rauca ma pulita fà da padrone accompagnata dalle ritmiche originali e potentemente inserite in un basso definitivamente collocato nelle canzoni. Il gruppo fà piazzare alla quinta posizione l’album nella classifica Billboard. Una parte delle critica, come Rolling Stone e la stampa britannica elogia per l’ennesima volta il lavoro della band. Band che cambia definitivamente stile, pur mantenendo l’apparenza southern tutto camicia a quadri e jeans con stivali. Il look quindi diviene totalmente più sobrio e curato rispetto al più sporco dei precedenti tempi, salvo per il sempre carismatico Nathan, che tolta la barba rimane il più rude, per nostra fortuna. Nonostante l’avversione di alcuni magazine statunitensi come Pitchfork Media, il nuovo lavoro dei K.O.L. - sigla che appare sulla grancassa di Nathan Followill - ottiene il disco di platino nel proprio paese con 2.000.000 di copie vendute e in Australia con 630.000 pezzi. La quantità ma sopratutto la qualità dei brani rende difficile scegliere la miglior traccia di quest’album. L’album già dal titolo fà intuire un esclusiva artistica che solo la notte può donare. Il cd infatti appare inizialmente cupo aprendosi con la tormenta “Closer” dove nell’andare avanti, la canzone fà salire l’urlo di ghiaccio della chitarra di Matthew. Uno scossone che si ricollega al finale di “Closer” arriva con l’energica e aggressiva “Crawl” dove il basso di Michael è sotto effetto di Big Muff e le chitarre intervallano la sempre giusta batteria tutto grancassa e rullante di Nathan. Seguendo canoni commerciali e d’almanacco sicuramente la hit “Sex On Fire” rappresenta ciò che sono i Kings Of Leon nel mondo. Il singolo infatti ottiene il “Grammy Award” del 2009 e il primo posto nella Hot Modern Rock chart. Ma tracce come “Use Somebody” e “Notion” non sono da far passare in secondo piano, poichè lasciano un senso di riappacificazione unico. Questi due pezzi a dir poco capolavori della band, ottengono, dietro “Sex On Fire” il maggior successo fra il pubblico. “Use Somebody” sopratutto è stata oggetto di numerose rielaborazioni da parte di molti artisti quali Paramore, Pixie Lott e l’artista olandese Laura Jansen. Altri capolavori assoluti sono l’oscura a tratti lucente “Be Somebody” dove la batteria tutto tom di Nathan si fà sentire; l’intima e lenta “Cold Desert” scritta nel deserto dai fratelli in stato di ubriachezza risulta inusuale per il contenuto del testo, vista la fede cristiana del gruppo, specie nel verso dove Caleb canta “Jesus don’t love me”. La ballata romantica “Manhattan” dove nel chiudere gli occhi ci si può tranquillamente perdere tra le stelle è un altro esempio di melodia perfetta e dona luce all’album. “Revelry” pezzo che fà vista del cielo con donna al seguito è esempio di ottima melodia da parte del gruppo. L’album e la stessa band ottennero ulteriore risonanza durante ai Brit Award del 2009 vincendo i titoli di “Best International Album” e “Best International Band”. Durante tutto il 2008 e il 2009 si esibiscono come head-liner in grandi festival, per citarne solo alcuni: Glastonbury, Reading Festival - dove furono protagonisti di una controversia col pubblico giudicato “freddo” e liberamente insultato con conseguente distruzione di strumentazione- , T In The Park e Sasquatch. Sempre in Inghilterra dove Caleb ha dichiarato “E’ stata l’Inghilterra a farci sentire come se avremmo potuto conquistare il mondo.”, i Kings Of Leon filmano e registrano il loro primo DVD live durante un concerto del 30 Giugno 2009 alla O2 Arena di Londra davanti 18’000 fans e suonando 22 brani. Ancora una volta la band a whisky e chitarre bluesggianti colpisce e noi ringraziamo e loro anche.

Come around sundown (2010):

Dicono che se ci si aspettasse di meno dalla vita, questa sarebbe meno complicata. Ovvio che questi discorsi non valgono quando dopo il trionfo di “Only By The Night” i quattro Followill sfornano e pubblicano “Come Around Sundown” il 18 Ottobre 2010. Copertina californiana che ripercorre il sound dell’album e che non piacque inizialmente ai fan della prima ora più uniti a sound più grezzi. 47 minuti su 13 tracce: mai un lavoro così lungo da parte della band americana. Il carattere del quinto lavoro viene contornato da innumerevoli - e ormai onnipresenti - suoni di background e dalla voce calda di Caleb mai così precisa. La già citata atmosfera di tramonto della copertina rispecchia il loro sound espresso nel precedente lavoro con un tocco per lo più californiano che ritrova però tracce southern in alcuni brani. Tracce come l’indie-rock da spiaggia di “Beach Side” o “The Face”, nel qualè si trova la presenza di un organo, ne sono l’esempio reale. Pezzo forte, parlando anche di premi, è “Radioactive” - già suonata nel tour precedente - che colloca la band in testa per settimane nelle classifiche di mezzo mondo e in vetta alle vendita degli album più venduti del 2010. La hit si apre con un intro di chitarra preciso che dà il solito timbro del gruppo alla canzone che si conclude con cori, fanciulleschi e di pelle nera, che fanno ritornare al vecchio Sud pre-blues a tutto piantagioni di cotone, quando ancora gli schiavi intonavano note contro il padrone. Nathan Followill - sempre preciso e fantasioso nei suoi groove - ha dichiarato che la registrazione e la creazione dell’album - sempre sotto le egidia della RCA e di Petraglia e Johns - non aveva assolutamente la necessità di ripercorrere le orme del precedente disco, e che anzi è stata proprio la sicurezza del gruppo ad aver collocato nella mente della band più sicurezza artistica. Questa sicurezza è l’esempio del 50’s doo-wop di “Mary” che Nathan ha definito “coraggiosa da pubblicare”, dove si presenta una forte novità nella sonorità del gruppo che, sempre secondo Dottor Followill, “contribuisce alla riuscita del pezzo”. Stessa dichiarazione fù fatta in proposito di “Back Down South” dove il country del pezzo fù definito “nuovo ed innovativo per la band” ma che è semplicemente stupendo e ricalca viaggi sulle sponde a bordo di un battello a vapore sulle campagne del Mississipi. La calzante ritmica di “The Immortals” e il suo senso di eterno tramonto insieme alla dolcezza di “Pyro” conferiscono all’album notevole successo e validità sonoro-artistica. Pezzi di chiusura dell’album sono la sensazionale e continua “No Money”, l’assoleggiante “Pony Up”, l’arpeggiata “Birthday” che con l’emozionante “Amigo” e la poesia da sole arancione di “Pick Up Truck” vanno a chiudere un album a dir poco sensazionale seppure non a livelli ancestrali. Un successo riscontrato anche nelle vendite. Infatti il cd ottenne il disco d’oro in Austria e Belgio con rispettivamente 10.000 e 15.000 vendite. Diverso discorso in Polonia con il disco di platino grazie alle 20.000 copie vendute. Anche in Oceania i Kings Of Leon colpiscono come nel 2008, dove in Australia e Nuova Zelanda ottengono il disco di platino con 70.000 e 15.000 pezzi venduti.

Dedicato agli amici, colleghi e uomini: Luca Coricelli e Simone Calabrò





Autore modifica: LucaBritDrum (data: Nov 20 2011, 15:39)

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