Biografia
Benché fosse dal 1969 uno dei principali ricercatori al California Institute Of Arts, trovò soltanto in Inghilterra, nove anni dopo, alla corte di Brian Eno, l’occasione per emergere. Harold Budd (Advance, 1971) fu l’album d’esordio.
La sua musica, dedicata a “padiglioni di sogni” (titolo della prima raccolta) e a “vassoi di specchio” (titolo dell’album in coppia con Eno che lo rivela), Plateaux Of Mirrors (Obscure, 1980), è vellutata ed eterea, aritmica e ripetitiva, intessuta di fili sonanti, di vibrazioni impercettibili e di tintinnii minimi.
La cartilagine di Bismillahi Prahmani Brahim, pubblicata su Pavilion Of Dreams (november 1976 - Obscure, 1978), che raccoglie musiche dei primi anni ‘70, ispirata a un motto del Corano e orchestrata per il sassofono di Marion Brown, è una vertigine nel nulla: un gorgo lento e fioco inghiotte le note estatiche del sassofono, le tempere del pianoforte, i rintocchi dell’arpa, i bisbigli delle marimba. E’ una musica mistica e crepuscolare, per certi versi avvicinabile alla liturgia tibetana, ma altrettanto radicata nella tradizione del free-jazz più mistico (John Coltrane, Pharoah Sanders). Sogni e specchi sono gli elementi di cui è costituita la materia del suo universo.
A loro volta i brevi aforismi che inzuccherano i suoi dischi sono scrupolosi appunti per il grande progetto “ambientale” di Eno, mistici e introversi ralenti che annullano ogni emozione. Si tratta di moderni madrigali, come Budd stesso li aveva definiti ai tempi di Madrigals Of The Rose Angel e Madrigals, entrambi per mezzo-soprano, pianoforte e arpa, entrambi lenti e ineffabili respiri mentali.
La sonata per pianoforte di Children On The Hill su Serpent/ Children Of The Hills (Cantil, 1981), resterà uno dei capolavori dell’avanguardia minimale e ambientale, quasi un carillon straniato d’altri tempi, colonna sonora per tristi serate autunnali. Questa musica tonale, melodica, è la versione laica del minimalismo di LaMonte Young.
Dopo un’altra galleria di acquerelli ambientali e onirici in collaborazione con Brian Eno, Pearl (EG Records, 1984), nella suite elettronica Dark Star Budd abbandona l’approccio epigrammatico e lezioso a favore di una suite drammatica, oppressiva e pantagruelica, risonante sulle armoniche più cupe e minacciose della sua carriera, una sorta di ronzio mantrico ininterrotto con la suspence di un thriller, doppiata dall’angoscia apocalittica di Abandoned Cities/ Dark Star (Cantil, 1984), vibrazione subsonica che somiglia al lento salmo di un organo a canne. Sono brani in cui l’idea di fondo viene estremamente dilatata, come per tendere all’accordo perpetuo che costituisce, secondo diversi popoli orientali, il fine ultimo dell’universo.
Dopo aver registrato con Elizabeth Frazer e Robin Guthrie dei Cocteau Twins il mediocre Moon And The Melodies (4AD, 1986), sul quale sciorina alcune delle sue atmosfere estatiche e cristalline (Ghost Has No Home, Memory Gongs), Budd approda sull’album Lovely Thunder (EG Records, 1987) a un sound più grigio e pessimista con Flowered Knife Shadows (nuova versione di Ghost), vertigine oscura e deforme di pianismo diffratto, e Gypsy Violin, estatica e solenne, glaciale e tenebroso, requiem fermato sulla nota più tragica del coro e perturbato da struggenti e desolate melodie di violino.
L’evoluzione naturale della musica delicata e impalpabile di Budd è verso il sound lento e maestoso della new age, come confermano anche gli acquerelli cosmico-ambientali dell’album White Arcades (Land, 1986 - Opal, 1988): The Child With A Lion, cornucopia di struggenti melodie, e la title-track, vellutata e luminosa.
Le opere degli anni ‘90 ripiegano su schemi sempre più elementari, dimostrando una certa carenza di idee: By The Dawn’s Early Light (Opal, 1992) tenta di riscaldare l’atmosfera con interventi alla chitarra, She Is A Phantom (New Albion, 1994) tenta di rinnovare il sound aggiungendo un ensemble (clarinetti, tastiere e percussioni), ed entrambi comprendono stucchevoli brani di poesia letti da Budd stesso. Non è neppure chiaro quale sia l’esperimento tentato in Music For 3 Pianos (All Saints, 1993).
Through The Hill (All Saints, 1994) si avvale degli arrangiamenti eccentrici di Partridge degli XTC.
L’album “Avalon sutra” del 2004 è definito “l’ultimo disco di Harold Budd” dall’etichetta Samadhi Sound di David Sylvian. La sua motivazione è che pensa di aver detto quel che aveva da dire. Con l’umiltà che lo caratterizza conclude: “Non m’importa di sparire!”. Un brano dell’album, “It’s Steeper Near The Roses (For David Sylvian)”, è dedicato allo stesso Sylvian.
Nonostante ciò, la colonna sonora del film “Mysterious skin”, e “Fragment from the inside” escono entrambi nel 2005.
Nel febbraio 2007 esce “Perhaps”, un disco dal vivo che è un tributo al vecchio amico Jim Tenney. Registrato a CalArts nel dicembre 2006, l’album è disponibile soltanto con download da Internet.
Nel giugno 2007, escono due CD di Robin Guthrie e Harold Budd, “After the night falls” e “Before the day breaks”, incisi nella primavera 2006. Ciascuno ha 9 tracce con i titoli uniti, es. How Distant Your Heart”/”How Close Your Soul” e “I Returned Her Glance”/”And Then I Turned Away”.
Autore modifica: mackl3y (data: Mar 14 2009, 7:42)
Collegamento alle fonti (visualizza cronologia)
http://www.scaruffi.com/avant/budd.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Harold_Budd
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