Dana International (Ebraico: דנה אינטרנשיונל, Arabo: دانا اٍنترنشيونال) vero nome Sharon Cohen, nata Yaron Cohen (Tel Aviv, 2 febbraio 1972) è una cantante israeliana.

Yaron Cohen nacque a Tel Aviv, Israele, nel 1972, ultimogenito (la sorella si chiama Limor e il fratello Nimrod) di una famiglia media ebrea di origine yemenita. Yaron sapeva fin dalla nascita che prima o poi sarebbe stato su un palco. Seguiva con grande passione ogni anno l’Eurofestival, e ricorda ancora la sua gioia quando nel 1983 la sua eroina Ofra Haza si classificò seconda con la canzone «Hai» (“vivo”).

Sapeva bene anche qual’era la sua diversità rispetto ai bambini della sua età. Yaron era sì un ragazzetto, ma solo nel corpo. Dentro di se sapeva di essere una bambina. Ancora non sapeva come, non sapeva quando, ma era certo che, prima o poi, il suo corpo si sarebbe trasformato e sarebbe finalmente stato la bambina che sognava d’essere. Da principio non ebbe il coraggio di parlare con nessuno di questa sua caratteristica, tranne con un bimbo, Ruben, al quale Yaron era molto legato: usavano andare la sera a pedalare sulle loro piccole biciclette sul lungomare di Tel Aviv.

Una sera Yaron combinò una delle sue marachelle, e i genitori lo punirono, vietandogli di andare con Ruben sul lungomare per la loro solita pedalata. Quella sera il piccolo Ruben uscì ugualmente e rimase coinvolto in un incidente stradale perdendo la vita. Quando Yaron confidò al suo amico il suo segreto, questi disse «A me non importa chi tu sia. E sono sicuro che un giorno tu sarai una persona importante». Dana lo ricorda tutt’oggi con le lacrime agli occhi, e ancora oggi usa passeggiare per il lungomare di Tel Aviv quando ha un momento libero.

Crescendo, la convinzione di Yaron di voler diventare una donna si rafforzò enormemente. Venne sostenuto da due amici, Lior e Schmulik Sa’adia, che ancora oggi sono suoi ballerini. Durante l’adolescenza Yaron iniziò a studiare canto e a frequentare discoteche e pub gay a Tel Aviv. Una sera gli fu proposto un numero come drag queen. Doveva fare la parodia di My Name Is Not Susan di Whitney Houston: finalmente Yaron vedeva realizzarsi il suo sogno. Cantare, e cantare come una ragazza.

Il fato volle che quella sera, in quella discoteca, ci fosse anche il dj e produttore Ofer Nissim (una sorta di Claudio Cecchetto israeliano), che rimase molto colpito dalla voce estremamente femminile, il fisico ancora androgino e la presenza scenica di quella giovane drag queen. Propose quindi a Yaron un provino. Il giovane ne fu onorato: desiderava cantare ed essere una donna, ma non avrebbe mai osato sperare di cantare veramente, ossia incidere dischi.

Ma Yaron aveva anche un’altra faccenda da affrontare, sicuramente più difficile e grave: diventare la ragazza che sognava di essere. Prese il nome d’arte Dana ed incise così il suo primo singolo, dal titolo International. Fu subito un successo travolgente. Il pubblico apprezzò subito la freschezza e il sound del pezzo. La canzone (in arabo e in inglese) canta «volo dall’Arabia Saudita al Principato di Monaco, indosso pantaloni italiani e mi curo da parrucchieri francesi, sono ricca, sono bella, sono Dana International». Fu così che al nome d’arte che Yaron scelse fu aggiunta una sorta di «cognome»: non più semplicemente Dana, ma Dana International. Un po’ come se Madonna ora fosse nota come “Madonna Holyday”.

Coi soldi guadagnati con le vendite del suo primo singolo, Yaron volò a Londra e tornò Sharon. Aveva infatti iniziato la transizione e la cura di ormoni già da qualche tempo, e finalmente nel 1993 poteva realizzare il suo sogno e fare l’operazione di cambio di sesso.

Poco tempo dopo uscì il suo primo album che comprendeva la già citata International e altri singoli di successo come Fata Morgana, Ha-Hatzaga Chayyevet L’hamshich (una cover in ebraico di The Show Must Go On dei Queen), e Saida Sultana, un pezzo ispirato a My Name Is Not Susan di Whitney Houston che le portò tanta fortuna. Israele fu travolto dalla “Danamania”: l’album andava a ruba e in un paese popolato da 6 milioni di persone, più di 2 lo acquistarono. La fama di Dana International arrivò anche oltreconfine e il suo album fu venduto in Libano, Siria, Giordania, Arabia Saudita ed Egitto.

Ma il successo di una cantante transessuale e per di più israeliana provocò reazioni in alcuni paesi arabi: il disco di Dana fu messo al bando in Egitto ed Arabia Saudita, rimanendo comunque uno dei più venduti grazie al mercato nero.

Poco tempo dopo uscì il suo primo album che comprendeva la già citata International e altri singoli di successo come Fata Morgana, Ha-Hatzaga Chayyevet L’hamshich (una cover in ebraico di The Show Must Go On dei Queen), e Saida Sultana, un pezzo ispirato a My Name Is Not Susan di Whitney Houston che le portò tanta fortuna. Israele fu travolto dalla “Danamania”: l’album andava a ruba e in un paese popolato da 6 milioni di persone, più di 2 lo acquistarono. La fama di Dana International arrivò anche oltreconfine e il suo album fu venduto in Libano, Siria, Giordania, Arabia Saudita ed Egitto.

Ma il successo di una cantante transessuale e per di più israeliana provocò reazioni in alcuni paesi arabi: il disco di Dana fu messo al bando in Egitto ed Arabia Saudita, rimanendo comunque uno dei più venduti grazie al mercato nero.

Nel 1995, l’ormai affermata e controversa Dana tornò alla ribalta con un EP album, dal titolo EP Tampa, che comprendeva qualche brano inedito e diversi remix, tra cui una collaborazione coi dj italiani Ti.Pi.Cal. Il ciclone Dana International era ormai inarrestabile, e nel 1996 fu la volta di Maganona, il suo terzo album, dal titolo in arabo che significa “pazza”. Dana era infatti ormai un’icona per i gay israeliani e non solo. La copertina del singolo Maganona riporta un gallo coi tacchi a spillo.

L’album contiene anche altri grandissimi successi, come Cinquemila, Power, Sex Acher (una sessualità diversa) e Yesh Bo Esh (lui ha il fuoco) in duetto con Igi Wachsmann. Con questo album Dana entro nelle classifiche dell’Europa, il Nordamerica, la Russia e il Giappone. Fu per questo che nel 1997 Dana si presentò ancora alle selezioni per l’Eurofestival, travolgendo gli altri candidati.

Il Festival si teneva a Birmingham nel 1998, e Dana si presentò circondata da un alone di mistero, curiosità e polemica. La canzone che aveva scelto per rappresentare Israele era Diva (un titolo davvero appropriato), con la quale stravinse sbaragliando i concorrenti di tutti gli altri paesi. Yaron aveva realizzato il suo sogno, vincere l’Eurofestival: meglio ancora della sua beniamina Ofra Haza.

Dana era ormai sulla cresta dell’onda: veniva invitata di continuo a talk show, festival canori, manifestazioni di beneficienza e per la difesa dei diritti delle minoranze. Era non solo un’icona gay, ma un’icona della tolleranza, del rispetto delle diversità e della vittoria dell’uomo sui suoi limiti. Quando Geri Halliwell abbandonò le Spice Girls, le quattro superstiti chiesero a Dana di prendere il suo posto. La risposta fu un semplice ma efficace «No comment».

Nel 1999 uscì in Europa The Album, una raccolta dei successi di Dana dagli albori fino alla vittoria dell’Eurofestival e, subito dopo, l’album Free, che comprendeva l’omonimo singolo scritto per lei da Stevie Wonder e in più una cover di Woman In Love di Barbra Streisand. Nel 2000 uscì la versione israeliana dell’album. Il successo fu assai minore del singolo Diva e Dana, evidentemente non così ambiziosa da voler mantenere un successo planetario, in un’intervista all’emittente statunitense CNN disse: «Non ho bisogno della vetta del mondo. Mi accontento d’esser felice.»

Successivamente un altro caso riempì i titoli della stampa israeliana: i rapporti tra la cantante e la major Sony BMG, etichetta con cui stava da tempo preparando gli estremi per un importante contratto discografico, si ruppero improvvisamente facendo sfumare il progetto. Poco o nulla trapelò da ambo le parti.

Ma le polemiche non si fermavano: l’estrema destra israeliana la attaccò aspramente quando dichiarò in televisione: «Israele non è lo stato degli ebrei: Israele è lo stato degli israeliani, siano essi ebrei, musulmani o cristiani». Dana era molto impegnata nella difesa dei diritti umani non solo in Palestina ma anche in Iraq e nel mondo.

Il 2001 fu l’anno della rottura col suo manager Ofer Nissim e dell’uscita del suo nuovo album Yoter Ve-Yoter (ancora e ancora) che comprende canzoni come l’autobiografica Nitzachti (ho vinto), Ten Li-Chyot (lasciami vivere), Be-Derech El Ha Khofesh (sulla strada per la libertà). Dana appare molto cresciuta professionalmente; evidentemente il divorzio professionale da Nissim ha giovato alla diva anche se taluni credono che da allora il suo stile musicale etnopop abbia virato verso una dance più standardizzata ai criteri occidentali.

Nel 2002 uscì un altro EP album: Ha-Chalom Ha-Efshari (il sogno possibile), con nuovi singoli come come Tachlom (sogna), Sipur Qatzar (breve storia), Ba-Sof Yihyè Tov (alla fine andrà bene) e la pacifista che intitola l’intero cd Ha-Chalom Ha-Efshari, nella quale Dana canta «il mio sogno è che gli arabi e gli ebrei vivano insieme, da amici». All’album, che nonostante l’intensa promozione vendette assai poco, seguì un tour che portò la diva ad esibirsi in città come Londra, Bruxelles, Parigi, Berlino, Vienna,Budapest, Varsavia, Kiev e Mosca, un nuovo singolo dal titolo AloraRola, un remake del grande successo Cinquemila ed un cd box con tutti i singoli degli ultimi album.

La diva prese poi parte ad un simpatico spot per un gelato, “milky” e fu poi testimonial della Londa, una casa di cosmetici per capelli tedesca. Fu in questa occasione che nel 2004 che uscì il singolo in francese Lola, il cui video estremamente curato è di gusto androgino: Dana è infatti circondata da ragazzi e ragazze che, con l’uso di effetti speciali, si trasformano gli uni nelle altre e viceversa.

Dopo qualche anno di totale assenza dalle scene, finalmente nel 2007 ecco l’uscita di quattro inediti Hakol Ze Letova (è per il tuo bene), Love Boy (ragazzo oggetto), At Muhana (sei pronta) e Seret Hodi (film indiano, in duetto con un altro cantante israeliano, Idan Yaniv) che ufficializzano l’uscita del suo nuovo album che si intitola appunto Hakol Ze Letova. Pare sia il più grande successo della cantante dai tempi del trionfo all’Eurofestival.

Proprio il suo comeback è stato oggetto di una intervista con Guy Pines, un presentatore del canale israeliano Channel 3[1] e con Shay Gal di Channel 2[2]. L’artista, amareggiata nei confronti dei media per la loro fame di cattive notizie (a cui infatti dedicherà la canzone At Muhana), ha motivato così le ragioni della sua assenza dalle scene, durata circa quattro anni, dopo il fallimento commerciale dell’album Ha-Chalom Ha-Efshari:


« Non sentivo il bisogno di dover ricordare alla gente che ero viva apparendo sempre sulle copertine dei
giornali o nei servizi televisivi. Ogni cosa calda prima o poi si raffredda, è il naturale ordine delle cose »



Nel corso della tramissione si viene inoltre a sapere che le investigazioni del giornalista Itai Goldman, che provò a ricostruire gli eventi che avevano portato la Sony BMG a rescindere prematuramente i rapporti con la cantante, sono state bloccate per ragioni legali.

Dana ha scritto il testo Ke’ilo kan che sarà portato all’Eurofestival 2008 da Boaz Mauda; inizialmente la cantante voleva un duetto, poi ha deciso di lasciare spazio al giovane israeliano.

Autore modifica: polak_88 (data: Mag 28 2008, 18:06)

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